L’ Unità 6 febbraio 2010
Di S.CAS.
L’esperimento
La classica e il jazz sono gli ingredienti della fusion di Riccardo Arrighini, il pianista viareggino che, dopo Puccini e Vivaldi, ha dedicato il suo ultimo lavoro a Chopin. “Il mio obiettivo è far avvicinare gli amanti della classica al jazz e viceversa” spiega Arrighini, che dice di rivolgersi a un puubblico ‘ultraquarantenne’: “ Non ci tengo a piacere a tutti e non avevo mai pensato di poter far breccia nei giovani. Invece ultimamente ho notato tra il pubblico più di qualche allievo del conservatorio: ragazzi di 15, 16 anni dalla formazione classica, attratti dall’idea degli arrangiamenti in chiave moderna”.
Un’altra cosa su cui il pianista non avrebbe mai scommesso, è il suo talento come attore, nonostante l’infanzia passata sui palcoscenici: “Mio padre Franz era un grande regista, per me recitare significa tornare bambino”.
Eppure, con le esperienze che ha alle spalle, non si direbbe che Arrighini possa ancora temere il pubblico: “insieme a Francesco Cafisio, che ho accompagnato al piano per cinque anni, mi sono esibito nel tempio del jazz, il Birdland di New York: quella notte vale più di 10 anni passati a casa a studiare gli spartiti”.
La seconda prova del fuoco è stata riuscire a ‘scaldare’ un pubblico di anziani veneti amanti della classica: “Appena sono salito sul palco volevo fuggire, ma alla fine ho sentito un grande applauso”. E la piece teatrale di Chopin in jazz, in cui il pianista interpreta se stesso e il grande compositore, è approdata ieri al Teatro del sale di Firenze. Prima di salire sul palco, l’artista avverte: “Non immaginatevi niente di classico: diciamo che improvviso su un canovaccio…altrimenti, che jazzista sarei?.