Vivaldi in Jazz


Riccardo Arrighini, dopo la fortunata esperienza di “Puccini jazz” con la quale ha suonato in tutto il mondo, decide di riprovare a miscelare le due esperienze più importanti della sua vita artistica, la musica classica ed il jazz.
Stavolta lo fa con uno dei giganti del virtuosismo e della composizione italiana:       Antonio Vivaldi.

Considerato unanimemente il più importante, influente e originale compositore della penisola italiana della sua epoca, Vivaldi contribuì significativamente allo sviluppo del concerto, soprattutto solistico e della tecnica del violino e dell’orchestrazione. Il suo talento consisteva nel comporre una musica non accademica, chiara ed espressiva, tale da poter essere apprezzata dal grande pubblico e non solo da una minoranza di specialisti. La sua musica ebbe infatti un notevole influsso sullo stile di diversi compositori sia austriaci che tedeschi. Tra questi il più noto fu il celebre  HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Sebastian_Bach” \o “Johann Sebastian Bach” Johann Sebastian Bach, il quale fu grandemente influenzato dalla forma del  HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Concerto_(composizione_musicale)” \o “Concerto (composizione musicale)” concerto vivaldiano: Vivaldi è considerato uno dei maestri della scuola barocca italiana, basata sui forti contrasti sonori e sulle armonie semplici e suggestive.
Le quattro stagioni” sono, a ragione, il ciclo più noto di composizioni vivaldiane: si tratta di quattro concerti, ispirati ciascuno ad una stagione dell’anno.

La “VISION” di Arrighini è quella di poter riscoprire i grandi compositori classici e le loro splendide melodie riproponendoli in una veste nuova,  più moderna ed attuale, ossia miscelandoli con il linguaggio jazzistico, fatto di riarmonizzazioni, uso sempre e comunque degli idiomi ritmici afro-americani e, ovviamente, l’improvvisazione.

Vivaldi ha, secondo lo stesso Arrighini, il grande pregio di essere ritmico e solare, caratteristiche che permettono la “traduzione” jazzistica e si sposano perfettamente con la sensibilità del pianista toscano.
Con “Le Quattro Stagioni” si avrà dunque un nuovo esempio di come questi due generi, classico e jazz, siano molto meno lontani di quanto possa sembrare e di come oggi, ormai, siano definitivamente eletti entrambi sotto la voce “Musica Colta”.

Per l’appassionato del jazz sarà un viaggio attraverso uno più dei più importanti patrimoni della nostra cultura, che solo noi europei – e noi italiani in primis- possiamo affermare con forza e verità.

Per l’appassionato della classica sarà ancora una volta l’opportunità di acquisire il linguaggio jazzistico ma “addolcito” dal sentire le melodie ed armonie a loro più familiari.