Puccini Jazz – Recondite Armonie


Giacomo Puccini è sicuramente da considerare uno dei massimi compositori di musica di tutti i tempi. Non vale certo la pena di porre, in questa sede, l’attenzione sul valore della sua musica,  tali e tanti sono stati e  sempre saranno i riconoscimenti da parte di coloro che si interessano all’arte in generale.
Ci soffermeremo altresì sul significato più propriamente tecnico della sua musica, come sono state ideate melodie ed accordi delle più famose arie del compositore lucchese.
Egli fu sicuramente, per il suo tempo, all’avanguardia sotto tutti i punti di vista, ma soprattutto un innovatore armonico; specie nell’ultima fase della sua vita la sua musica sperimentava nuove forme, nuovi colori e scale e giri armonici che, per sua stessa ammissione, traevano sempre la massima ispirazione dalla sua terra d’origine, cioè Lucca, o dalla sua Torre del Lago e dalla sua gente.
Ma con la mente egli in realtà si spingeva molto più lontano, cercava di abbattere le barriere degli orizzonti musicali conosciuti, ricercava sonorità che trasvolassero attraverso i continenti; in qualche modo la sua era già un’etnia, già egli fu un precursore di quello che sarebbe stato, per tutto il 20simo secolo, la direzione  delle principali correnti musicali, ossia la fusione degli idiomi.
E questa fusione sarebbe divenuta anche, di lì a poco, la principale risorsa del Jazz: innovazioni melodico-ritmico-armoniche che, pescando dalla storia della musica e quindi anche dalla classica, sinfonica e dal  melodramma, si fondevano col ritmo di chiara origine africana.
Tutti sanno come il tremolo della tromba e del pianoforte simulassero in realtà i gorgheggi della lirica.. I generi musicali che nasceranno nel Novecento sono uno scambio di etnie e di culture come lo è stato il Jazz. Persino la musica leggera è influenzata dalle melodie delle arie d’Opera, così come i suoi ritmi dal Rock che, a sua volta, è influenzato dal Jazz..
Per questo Puccini fu un precursore e per questo il suo universo poetico era così vicino al mondo del jazz. Egli non fu un improvvisatore, ma lo sarebbe sicuramente stato se fosse vissuto abbastanza perché anche la coscienza improvvisativa del jazz avesse avuto tempo e modo di farsi strada, come è difatti avvenuto poco più tardi.
Una delle sue opere più famose, “Turandot” rimase incompleta, quasi a significare che il suo discorso rimaneva aperto come la sua mente, quasi ad “autorizzare” i musicisti del futuro a permettersi il “lusso” di innovare ulteriormente la sua musica con  elementi consoni alla modernità del proprio tempo.
L’”workshop” cui faremo riferimento si propone infatti di riproporre le sue arie più famose, come lui stesso le aveva tecnicamente pensate, ma con l’ausilio dei mezzi melodico-ritmico-armonici del jazz, e quindi dell’improvvisazione, farle rivivere in un nuovo “sound”, cosa che immaginiamo, ed intimamente speriamo proprio per i motivi sopra citati, sarebbe stata  apprezzata dal grande Maestro.

Riccardo Arrighini è approdato al jazz dopo una felice esperienza con la musica classica, sinfonica e lirica che lo ha portato, oltre ad impadronirsi delle basi del pianoforte classico e della relativa tecnica, a “vivere” nel profondo questa esperienza e questo ha influenzato il suo stile pianistico in modo indelebile.
Pur essendosi ormai dedicato da anni al jazz non ha mai smesso di seguire l’Opera né abbandonato  l‘ ascolto dei compositori  a lui più cari.

Giacomo Puccini, tra tutti i grandi, è sicuramente quello  cui si sente più legato, non solo per  l’amore, la passione e l’affinità poetica che da sempre sente nei suoi confronti, ma anche dalla consapevolezza che, essendo nato e cresciuto a Viareggio, è anch’egli   influenzato ed ispirato dagli stessi luoghi e sente da sempre  sopra di sé “l’ombra affettuosa del grande Maestro”.
Per non parlare della sua formazione musicale: al “Boccherini”, dove ha studiato e si è diplomato in pianoforte, ha avuto l’opportunità di ascoltare e muovere i primi passi sul repertorio di Puccini e, in taluni casi, di collaborarvi come accompagnatore di cantanti lirici.
Tra i vari progetti di Arrighini non poteva mancare quindi un tributo al celebre ed amato conterraneo. Durante i recitals di piano solo, egli non manca mai infatti di inserire alcune reinterpretazioni in chiave jazzistica  di alcune tra le più celebri arie.
Tra questi ricordiamo il recital di Melbourne, Australia, dove il pianista viareggino ha suonato un  “medley” di arie tra cui “Valzer di Musetta”, “Che gelida manina”, “E lucean le stelle”, “O mio babbino caro”e, ovviamente, “Nessun dorma” e altre, riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica a testimonianza che questo repertorio, pur proposto in chiave jazzistica, riesce sempre ad essere apprezzato in ogni parte del mondo.
Arrighini è anche un prolifico compositore, come testimonia la sua produzione discografica: molte delle sue composizioni sono infatti dedicate  ai suoi affetti più cari tra cui, appunto, la sua terra: Viareggio, la Lucchesia, il lago di Massaciuccoli.

L’ascolto delle interpretazioni di Arrighini è come un viaggio alla scoperta dell’anima jazz di Puccini.
Arrighini, riproponendo le famose melodie delle arie pucciniane, ci trasmette quasi un senso di sofferenza del Maestro, incatenato, limitato, soffocato dagli schemi musicali lirici che pur egli ha rivoluzionato con grandiose innovazioni armoniche.
Ma che ancora avverte il peso storico che lo lega e lo costringe alla partitura, incapace ancora di spiccare libero il proprio volo creativo, come quegli uccellini che tentano i primi voli con ali ancora deboli osservati dal maestro durante le sue passeggiate sul Lago di Massaciuccoli.
Eppure la Sua musica era già lì, pronta, e se ne ha la prova ascoltando Arrighini che dalle melodie pucciniane trae spunto per continuare nell’ispirazione del Maestro andando però oltre la partitura, liberandosi dei legacci del pentagramma con improvvisazioni che lasciano sbalorditi sugli stessi temi pucciniani, quasi fossero standard jazz, per tornare poi dolcemente alla melodia.
E ti domandi cosa è successo, perché giureresti di aver sentito Puccini felice finalmente di suonare del jazz….

SCENARIO

Nell’ultimo periodo la musica jazz si sta continuamente allontanando dal proprio spirito iniziale trascurando colpevolmente la parte melodica e perdendo quindi progressivamente potere espressivo.
La continua sofisticazione armonica la costringono a puro esercizio tecnico per orecchi esperti, tralasciando di veicolare emozioni fino a risultare piatta, noiosa. L’inserimento poi di improvvisazioni fini a se stesse, come a dimostrazione di abilità tecnica dell’autore, ma aride melodicamente la rendono incomprensibile, quasi inascoltabile.

La musica lirica invece è rimasta ancorata alle armonie ottocentesche, ostinatamente refrattaria a tutto ciò che è successo musicalmente dai primi del ‘900. E si che la rappresentazione lirica richiede rigore e rispetto della partitura, ma ciò rischia di imprigionare il tesoro melodico delle arie liriche italiane.

VISION

Il recupero delle melodie liriche, vissute più come spunto creativo che come punto d’arrivo compositivo, arricchite con gli strumenti armonici del ‘900 e il sapiente utilizzo del linguaggio dell’improvvisazione jazzistica aprono percorsi di una potenza espressiva straordinaria.
Le arie che più si prestano a questa “traduzione” sono ovviamente quelle pucciniane poiché il Maestro, vissuto a cavallo del ‘900 ha come traghettato la musica verso la modernità.
Grande innovatore armonico egli stesso, nei lavori di Puccini si respira questa “angoscia” creativa, questo tentativo di andare oltre la partitura, tentativo che riuscirà soltanto venti anni dopo la sua morte con il jazz e quindi l’improvvisazione.
Non si deve però pensare ad una operazione di riscrittura “jezzata” delle arie famose, che avrebbe solo un sapore commerciale di scarso livello artistico, si tratta invece di usare le melodie quasi come fossero standard jazz, basi quindi sulle quali liberare la creatività compositiva di chi conosce e utilizza il linguaggio dell’improvvisazione jazz per esprimere il proprio talento.
Il risultato è una fusione musicale così riuscita da consentire all’amante della lirica di riconoscere le melodie a lui care e quindi  di seguire anche il discorso espressivo jazz che altrimenti avrebbe difficoltà a comprendere.
Allo stesso tempo gli amanti del jazz recuperano quella parte melodica fondamentale alla gradevolezza dell’ascolto pur riconoscendosi nelle armonie e nelle frasi improvvisative proprie del jazz.

MISSION

Ciò che caratterizza musicalmente l’italia nel mondo intero è sicuramente la lirica, in special modo quella pucciniana, Puccini  risulta ancora oggi l’artista italiano più rappresentato all’estero.
Si può tranquillamente affermare che non esiste paese al mondo in cui la gente non conosca almeno una delle arie del Maestro.
Questa grande notorietà mondiale della lirica può trasformarsi però in un ostacolo per divulgare altre espressioni musicali del talento italiano.
Con questo progetto si vuole dimostrare che i nuovi linguaggi del ‘900 hanno trovato anche in italia artisti in grado di esprimersi ai massimi livelli, senza per questo rinunciare alla tradizione melodica che ci contraddistingue nel mondo.

OBIETTIVO

Avvicinare gli amanti della lirica al Jazz e gli amanti del jazz alla lirica, ma soprattutto far capire che i due generi sono meno distanti di quanto sembra.
basterà infatti fare un passo indietro ai cultori del jazz per riaprire il cuore alla melodia, e fare un passo avanti ai cultori della lirica per aprire l’orecchio alle armonie novecentesche per capire che la musica è una sola, il più potente linguaggio per trasmettere emozioni che l’uomo ha creato, e che le note in mano a compositori di talento, non sono confinabili in generi, ma arrivano direttamente all’anima di chi ascolta.

Riccardo Arrighini scopre l’anima jazz di Puccini e ce la svela interpretando le sue arie dando così continuità a quel percorso di ricerca musicale che si era purtroppo interrotto con la “turandot” incompiuta.
Arrighini legge in questa interruzione dell’opera del maestro uno stimolo ad andare avanti, come se Puccini stesso avesse voluto tracciare una via da percorrere verso la fusione dei diversi linguaggi musicali per poi passare il testimone ad altri.
Chi è il compositore se non colui che trova in se l’ispirazione ed il coraggio per dire ciò che non è stato ancora detto, o per dirlo in modo ancora diverso?
Ed Arrighini lo dimostra traducendo i versi pucciniani con i mezzi melodico-ritmico-armonici del jazz, senza tuttavia tradirne la struttura tecnica, ma arricchendola con sonorità che sarebbero certamente piaciute al Maestro, grande innovatore armonico egli stesso.
Ascoltando le interpretazioni di Arrighini, raccolte nei suoi cd “Puccini Jazz: Recondite Armonie” e “Puccini Jazz:E lucevan le stelle” traspare tutta la sua poetica raffinata, frutto dello studio del piano classico, fusa alla potenza creatica degna della più alta scuola del jazz.
Per l’orecchio degli amanti della lirica sarà come leggere un classico della letteratura ottocentesca riscritto in italiano attuale, mentre per gli amanti del jazz sarà la scoperta delle “origini”, sarà vivere l’essenza del linguaggio che amano……